La diversità, senza polemiche, può esistere?

In questi giorni “orgoglio” è stata probabilmente la parola chiave più sentita nel mondo della comunicazione.
C’è da esserne orgogliosi, perché l’ultimo pride e ciò che molti brand hanno fatto nelle ultime settimane, rappresentano realmente un passo avanti per la società intera.
C’è da essere orgogliosi, per cui questo articolo parlerà di benchmark: guardiamo al meglio e di strada ce n’è da fare. Anche se questa strada ha buche e deviazioni che bloccano una possibile via, e fanno, certe volte, perdere l’orientamento, innescando delle polemiche. L’importante è che il dibattito continui e che le conquiste di libertà non vengano messe in discussione.
Ma prendiamo il buono che c’è oggi. E i brand di cui essere proud.

Innanzitutto siamo orgogliosi di Netflix. Che ha brandizzato la fermata della metropolitana Porta Venezia di Milano con affissioni con un chiaro riferimento alle parole del ministro alla Famiglia Lorenzo Fontana: se le famiglie gay non esistono, non esistono neppure le coppie gay delle serie tv di Netflix, protagoniste della creatività. Netflix chiude il mese dell’orgoglio con un carro in occasione del Pride con lo stesso concept “questo carro non esiste”.

Poi siamo orgogliosi di Sephora, che come da tradizione per il pride month e forte della sua instore experience, ha realizzato sedute di trucco arcobaleno. Senza dimenticarci che non è un gioco, ma un impegno: Sephora è stato il primo brand a livello worldwide a realizzare delle classi di makeup per la comunità transgender. Ed è da sempre impegnata sui temi di inclusione e diversità, come già lo scorso anno testimoniava la campagna con i dipendenti.

Ma ci sono stati anche casi in ambito FMCG. Accanto a Coca-Cola con la sua lattina Love e un impegno ormai lungo sul tema diversity – il brand ha vinto il premio Diversity Brand Award grazie a numerose attività di inclusione a 360° e il più noto tvc “Pool Boy” – non dimentichiamo Vitasnella, che secondo i commenti di qualcuno “contiene il 0% di odio”, e che ha sponsorizzato il Pride per il quarto anno di fila, distribuendo acqua a chi ha sete di rispetto.

Ognuno di questi brand con il suo linguaggio, il suo mondo di marca, il suo commitment strategico ha dimostrato come ci si debba non solo preoccupare del proprio posizionamento, ma anche delle proprie prese di posizione. Non solo perché produce valore per il brand, ma perché lo fa per la società.

Questo mese non è da dimenticare perché anche noi agenzie dobbiamo essere orgogliose di noi stesse: il primo carro del settore della comunicazione, realizzato per il Pride grazie a Diversity di Francesca Vecchioni, ci ha visto unite verso un tema comune che siamo in grado di comunicare.
E il modo in cui lo faremo, se uniti, sarà veramente in grado di cambiare le cose.

Rossella Ferrara – Strategy & Innovation Director, The Big Now

Milano Pride: Netflix, Coca-Cola e diverse agenzie pubblicitarie in prima fila (engage.it)

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